Il gioiello del centrocampo del Napoli, Marek Hamsik ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport chiudendo definitivamente tutte le voci su un suo trasferimento al Milan e dichiarando il suo amore per il Napoli!
Ecco le dichiarazioni più importanti riportate dal campione azzurro pubblicate sul quotidiano sportivo:
Davvero? Ma lei, Marek, non ha avuto proprio la percezione che in Italia e in Europa si sia detto e scritto molto sul suo conto negli ultimi due mesi?
«Sono stato in Slovacchia, a casa. E, credetemi, non avevo nemmeno Internet a disposizione, sono rimasto lontano da tutto. Isolato per scelta. In vacanza…. Ho pensato solo alla mia compagna Martina e a mio figlio Christian».
Eppure lei, in quei giorni più caldi, decise di farsi rappresentare anche dall’agente Mino Raiola.
«Juray Venglos resta il mio procuratore, Raiola mi segue solo in Italia».
Ma non è stato proprio Raiola a volerla trasferire al Milan?
«Io non ho mai perso di vista la realtà napoletana. Sono concentrato sul Napoli e su quella che sarà la prossima stagione, per ora al futuro lontano non voglio pensare… Con un’altra maglia non mi sarei rivisto quest’anno.
Voglio disputare un grande campionato con il Napoli e fare bene in Champions. Poi, in futuro, chissà. Ma Napoli è la mia seconda casa. Io, Martina e Christian ci viviamo bene, a dispetto di quello che si dice in giro.
Ci divertiamo a girare per via dei Mille e via Chiaia a fare shopping. Ci piace l’affetto della gente anche se a volte diventa soffocante».
E che effetto le ha fatto la promessa fatta ai napoletani del Premier Silvio Berlusconi, in piazza Plebiscito, di non portarla via dal San Paolo? Si è sentito per un attimo un Maradona per la gente?
«Beh, Diego non può avere paragoni. Chiaramente mi ha fatto piacere, una cosa del genere detta da una personalità del carisma di Berlusconi non può che colpire.
Ma nello stesso tempo ho avuto una volta di più la conferma dell’affetto che i napoletani provano per me, non sono un ragazzo insensibile a certe manifestazioni. Essere trattato come un idolo emoziona, ed è anche una bella responsabilità».
Ma ci dica la verità, Marek: lei, in cuor suo, ha mai desiderato il Milan?
«In cuor mio non vedo l’ora di ascoltare la musichetta della Champions all’ingresso in campo al San Paolo, quello che sarà del futuro per ora non mi interessa, non sarebbe corretto nei confronti del presidente De Laurentiis, che in me ha creduto fin dal primo momento».
E proprio il suo presidente, nei vostri colloqui privati, le ha mai imposto espressamente di non farsi distrarre dalle sirene di mercato?
«No. Ho incontrato il presidente in ritiro, non mi ha detto nulla, maso che mi ha sempre difeso e di questo sono stato contento».
Eppure a qualcuno lei è apparso poco convinto nel saltellare con i tifosi al ritmo di «Chi non salta rossonero è», nel giorno della presentazione ufficiale…
«Macché, è stato invece un bellissimo momento. Ognuno reagisce a suo modo, con le proprie emozioni e i propri tempi: saltare con i tifosi e sentire gli applausi di quella gente mi ha reso davvero felicissimo. Mi ha commosso».
Almeno un altro anno al Napoli l’aiuterà a crescere: poi sarà magari una naturale conseguenza il Milan o un altro grande club, il Barcellona oppure il Real Madrid?
«C’è sempre da migliorare e da crescere. Qui a Napoli posso farlo con la giusta serenità e le giuste motivazioni. Se un giorno uno di questi club mi vorrà, deciderò che fare insieme col Napoli».
In quest’ultima stagione quanto le ha dato Mazzarri?
«Tanto, tantissimo. Lui è un grande motivatore e ha contribuito alla crescita di tutti. Prima sapevamo soltanto vincere in casa, con lui abbiamo imparato a pretendere di più da noi stessi e ad osare anche in trasferta. Con lui ho un ottimo rapporto.
E ha ragione quando dice che posso migliorare tecnicamente nel ruolo che ricopro».
Meglio Lucarelli o Vittek, il castiga-Italia di un anno fa?
«Sono due giocatori diversi, Cristiano è importante per noi, Vittek lo è per la nazionale. Ma tutti e due sono terribili sottoporta».
Nella prima amichevole, qui in Trentino, l’abbiamo vista avvicinarsi molto alla porta: prove tecniche da attaccante puro?
«È stato un fatto contingente, si è trattato in fondo solo di un test contro una squadra di dilettanti. So benissimo che per il Napoli dovrò sacrificarmi e tornare a centrocampo per garantire certi equilibri».
E cederà anche tanti altri rigori a Cavani per fargli vincere un’altra volta il titolo di capocannoniere azzurro?
«Lo farò ancora, se servirà al Napoli per vincere altre partite».
E la fascia di capitano?
«Ci sono delle gerarchie, ma quando toccherà a m esarà sempre un onore».
Il tridente, con Cavani e Lavezzi, può diventare un crack anche in Europa quest’anno, secondo lei?
«L’ultimo anno di esperienza ci servirà, ma dobbiamo sempre dimostrare di essere bravi. Siamo giovani, non possiamo che crescere tutti e tre insieme.
Però credo che tutto il Napoli sia una squadra molto competitiva quest’anno, siamo forti e vogliamo confermarlo in campo».
Preferirebbe la vittoria dello scudetto o della Champions?
«Cercheremo di andare in fondo a tutte e due le avventure, certo provare a vincere la Champions sarebbe un qualcosa di fantastico dopo tanti anni dall’ultima partecipazione».
Quale squadra e quale campione le piacerebbe sfidare al debutto nell’Europa che conta?
«Le più deboli, altrimenti potremmo avere problemi. Ho avuto già l’onore di giocare contro il mio idolo Nedved, adesso vorrei sfidare Messi e il Barcellona, il 22 agosto avremo già un bell’antipasto con loro. Sarà una splendida serata sicuramente».
Tra i nuovi acquisti chi l’ha impressionata di più?
«Tutti ci daranno una mano. Condivido la mia stanza d’albergo con Inler, che è un grande giocatore e un bravissimo ragazzo. Uno a cui piacere lavorare e vincere».
Con Maggio, invece, c’è intesa al primo sguardo ormai?
«Con lui fila sempre tutto liscio, Christian è un grande giocatore».
Suo cognato Gargano e sua sorella Miska resteranno a Napoli o si trasferiranno a Firenze?
«Restano dove sono, perché Walter serve a questa squadra e perché io, mia sorella e la mia famiglia vogliamo restare uniti».
Hamsik e la nazionale?
«Dopo gli ottavi di finale conquistati al Mondiale in Sudafrica, puntiamo adesso alla qualificazione all’Europeo. Sono molto orgoglioso della Slovacchia, mi piacerebbe diventarne un giorno una bandiera».
Domani festeggerà il suo ventiquattresimo compleanno.
«Ma il regalo da Martina l’ho già ricevuto… un lancio con il paracadute da tremila metri. L’ho fatto prima di presentarmi in ritiro. Neanche un po’ di paura, solo tanta emozione. Volare è bello».
Hamsik si sente un ragazzo nato adulto
«Ho cominciato da piccolo ed ho vinto già tanti trofei. Sono diventato capitano della nazionale slovacca. Ho partecipato ad un Mondiale. Ho ancora tanta strada davanti a me…
Mio nonno andò a comprarle in Ungheria perché solo lì si potevano trovare. Le conservo ancora… ma mio padre è stato fondamentale per me, a quattro anni mi iscrisse al settore giovanile dello Jupie Podlavice. Qui ho fatto tutta la trafila. Ed in una partita di Allievi segnai sedici gol. Avvenne contro la Dolna Strehova. Rimane un record in Slovacchia…
Mi allenava lui, mi sgridava, mi martellava, mi accompagnava a scuola. Ma io non volevo saperne di studiare. A scuola non ero tanto bravo. Facevo un giorno tra i banchi ed un giorno al campo. Ma i miei genitori mi hanno fatto sentire adulto già a tredici anni».

















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