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Mazzarri e Allegri: livornesi alla conquista del sogno Scudetto

Pubblicato da Redazione il 6 aprile 2011 in SERIE A
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Sessanta chilometri lungo la suggestiva costa tirrenica. Qualcosa più, qualcosa meno. Massimiliano Allegri da Livorno, Walter Mazzarri da San Vincenzo, un po´ più a sud.

Lo scudetto passa da qui, attraverso le tattiche e le scelte di due allenatori che in un modo o nell´altro hanno saputo prendere per mano la rispettiva squadra, imporsi all´interno dello spogliatoio e arrivare fino al primo e secondo posto in classifica. Malgrado un certo scetticismo. Allegri arriva al Milan in estate in un periodo in cui i tifosi contestano, nemmeno poco.

Un bel rischio per Berlusconi, perchè il suo pedigree fino a quel momento parla di Aglianese, Spal, Grosseto, Sassuolo e Cagliari. Mentre dall´altra parte l´Inter era andata a prendersi Benitez, uno che ha già  vinto Champions e Liga, al posto di Sua Maestà  Mourinho. Un gap che sembra davvero incolmabile. Sembra. Perchè poi la realtà  èben altra. E poi un livornese al servizio di Berlusconi stona sempre un po´.

Ma in fondo Allegri, quando ancora giocava, non si era tirato certo indietro quando ad ingaggiarlo fu il Pisa. Uno che quindi non si èfatto problemi quando c´èstato da andare contro le tradizioni della sua città. E proprio con il Pisa fece il suo esordio in serie A, guarda caso in una gara contro il Milan.

Mazzarri a Napoli c´è arrivato un anno e mezzo fa, nell´autunno dello scorso campionato. Donadoni non stava entusiasmando e allora De Laurentiis pensò al tecnico toscano, che a Napoli già  c´era stato undici anni prima, come vice di Ulivieri. Si voleva prendere un periodo di riposo, Mazzarri, dopo l´addio alla Sampdoria. Per studiare i migliori tecnici in circolazione, Guardiola e Pellegrini su tutti.

Il riposo dura una manciata di settimane. E chiuderà  il campionato sesto. Ma il meglio deve ancora arrivare. Quest´anno il suo Napoli va come un treno: «Prima o poi crolla» è il ritornello. Beh, ancora non è successo… ed il Napoli è sempre lassù.

Il suo presidente De Laurentiis, per il carattere coriaceo e sanguigno, lo ha recentemente ribattezzato: «E’ il mio Sean Penn!».

Magari con un matrimonio con Madonna e tanto altro in meno. Nel destino di entrambi c´è anche Giancarlo Antognoni. A Firenze Mazzarri cresce nel settore giovanile. Siamo alla fine degli anni ´70 e i primi degli ´80. In quel periodo viene considerato l´erede naturale del “capitano”.

La storia ha poi dimostrato che non èandata esattamente così. Ma anche per Allegri c´è l´ombra di Antognoni. E per lui èstato un colpo di fortuna. Gioca a Pavia “acciuga”, come veniva chiamato per l´esile fisico. Pierpaolo Marino è il ds del Pescara e vuole acquistare dai lombardi Massara. La risposta ègelida: «Oltre a lui ci dovete comprare anche un altro giocatore».

Marino scandaglia la lista e si ricorda di quel centrocampista visto una sola volta ma che gli aveva ricordato la bandiera della Fiorentina.

Prese Allegri e Massara e li portò a Galeone, l´allenatore. Fu la sua fortuna. Perchè con il tecnico si instaurò un rapporto fortissimo e indissolubile. Andato avanti per anni. Ora sono i protagonisti del campionato. Allegri è partito in punta di piedi.

Alla sua presentazione, caso più unico che raro, quasi non ha aperto bocca. Sopraffatto dal monologo di Berlusconi: «E’ un bel ragazzo che sembra fatto apposta per diventare una star del cinema».

Peccato che debba allenare una squadra di calcio. Ma Allegri èrimasto impassibile, un sorriso dopo l´altro: «Rispetto ed educazione per me sono fondamentali». E così si è impossessato di uno spogliatoio difficile da gestire.

Mazzarri ha parlato subito chiaro: «Qui comando io e gioca sempre chi sta meglio, il nome non mi interessa». E infatti i giocatori stravaganti o con manie di protagonista si tengono alla larga. Con l´eccezione di Lavezzi.

Si sono presi il Milan e il Napoli, Allegri e Mazzarri. Un giorno, chissà, tra qualche anno, si ritroveranno in riva al mare in quei sessanta chilometri che li separa e si racconteranno quell´anno in cui uno vinse lo scudetto e l´altro lo sfiorò. Inter permettendo… [La Repubblica]

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